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La capitale errante (Centro Histórico 226 años)

Già addentrati nelle strade piene di aneddoti, tradizioni e leggende del Centro Storico, il suo tratto ci evoca un passato coloniale nascosto dietro l'agitata attività dei loro abitanti.

Dietro la sua storia
Se c'è una capitale ispano-americana che sia stata talmente pellegrina, sicuramente è quella del Guatemala.  Dalla sua fondazione nel 1524 è stata stabilita in quattro diversi luoghi:  Iximché, Almolonga, Panchoy, persino alla valle dell'Assunzione, luogo dove si trova nell'attualità.

Circa meta del XVIII secolo, la capitale del Regno di Guatemala era la città coloniale di Santiago dei Cavalieri, situata nella Valle di Panchoy, ma nel 1773, una serie di terremoti hanno distrutto gran parte delle sue edificazioni in stile barocco.

Di fronte agli macerie, le autorità coloniale hanno deciso di spostarla e così hanno fatto una serie di studi nelle diverse valli tra le cui c'era quella di Jalapa e quell'altra della Valle dell'Eremita.  In quest'ultimo la qualità del territorio, i venti e la prossimità offrivano maggiori vantaggi.        

È stato così che l'attuale città di Guatemala si è fondata nel 1776 nella Valle dell'Eremita assieme ad una piccola popolazione stabilita nel 1620, la cui parrocchia era dedicata alla Madonna dell'Assunzione.  Attualmente, questo luogo è conosciuto come Parrocchia Vecchia.        

Il nome della Valle proviene da un'eremita situata sotto una cima dove si venerava l'immagine della Madonna del Carmen.  Con lo spostamento della città, il luogo ha cambiato il suo nome rimanendo così sotto la protezione della Madonna dell'Assunzione.

Lo scacco matto cittadino
Lo spostamento delle autorità civile, militari ed ecclesiastiche, insieme all'ostinata volontà del re ha delimitato l'inizio della vita cittadina nel nuovo insediamento.  Dopo tre mesi la città ha ricevuto il nome di La Nuova Guatemala dell'Assunzione, dichiarata in questo modo per la Reale Ordine emessa il 23 maggio 1776. 
     
Quando si è realizzato il trasferimento della città, le tendenze artistiche che sorgevano in Europa erano di stile neoclassico, che faceva risalire i disegni delle città romane.  Questo stile era veramente diverso dal barocco che si trovava nell'antica città di Santiago.  In questo modo, l'allora Re di Spagna, Carlo III, ha acquistato un nuovo stile in tutte le sue colonie spagnole; così il tratto della città è stato a carico dell'architetto Luis Diez de Navarro, ma ha ugualmente avuto qualche modifica proposta anche per l'architetto spagnolo Marcos Ibáñez.

Continuando con le ordinanze reali, la città è stata disegnata in un piano a maniera di scaccomatto, con una piazza maggiore al centro e quattro piazze secondarie, equidistanti a quella principale, secondo ci spiega l'architetto Maggiore della città, Roberto Aycinena.        

Allora, le strade furono tratte con linee che attraversavano tutta la città sia da nord a sud e da est ad ovest, all'intorno di uno spazio aperto chiamato Piazza d'Arma.  Questa piazza imitava ai disegni romani dei campi militari che si innalzavano prendendo come riferimento due linee dritte e perpendicolari.

I principali palazzi delle autorità civili ed ecclesiastiche furono situati di fronte a questa piazza:  all'occidente del Palazzo Reale, intanto che al nord si trovava il Comune (dove si trova nell'attualità il Palazzo Nazionale), all'est, la Cattedrale e l'Arcivescovado e finalmente al sud il Portale del Commercio, i cui sono stati consegnati alle famiglie Aycinena ed Irigoyen, ci spiega Rosa María Álvarez de Aragón.

Qualche passo più avanti, si è situata la popolazione che proseguiva secondo il rango e il prestigio nella società d'allora.  Insomma, era un territorio che diventerebbe con gli anni successivi un complesso di quartieri attorno alle chiese.  Ancora più lontana è rimasta la popolazione degli indigeni e i meticcio; loro hanno poi costruito le sue case di paglia, cannuccia ed altri materiali meno durevoli.


Il palpito della città
La città è stata costruita lentamente poiché questo è stato fatto durante la crisi economica dovuta ai disastri naturali e alle condizioni che imperavano in tutto il territorio.  Il tratto originario è rimasto con le sue stesse caratteristiche fino al secolo successivo, afferma il cronista della città Miguel Álvarez.

Però dal 1871 in poi, la situazione economica è migliorata e così è aumentata la carica demografica.  Durante il XX secolo, i terremoti e i gusti dei governatori di turno, che avevano patroni europei, hanno fatto che la città capitale ottenesse un nuovo volto, afferma la storica Oralia de León.  Altri cambiamenti erano l'influenza perfetta per utilizzare materiali di cui si aveva già disponibilità, come la lamina dello zinco e altri prodotti utilizzati nella costruzione.  Poi, nel XX secolo, il Centro Storico ha ottenuto un nuovo sembiante grazie ai diversi stili architettonici che si apprezzavano nelle costruzioni che lo costituivano.

L'attuale centro della città possiede nella sua architettura e nel suo patrimonio l'espressione di oltre 200 anni trascorsi dal suo stabilimento, come un'architettura in stile barocco e neoclassico, che corrispondono tutte due al periodo coloniale e ai primi anni di vita indipendente.        

Si trova anche l'architettura eclettica, cioè, una mescola d'espressioni del Rinascimento, gotiche, in mudejar, romaniche e neocoloniali.  Da l'altra parte invece si trovano le modalità di art deco, art noveau, la modernista, contemporanea e l'espressionista contemporaneo.


Festeggiamenti agostini
Coloro che abitavano originalmente la Valle dell'Eremita, hanno festeggiato per la prima volta il 15 agosto nel 1620 con la costruzione dell'Eremita di Nostra Madonna del Carmen, situata all'altezza del 'cerrito', ci racconta il cronista Álvarez.

Concomitantemente quello stesso giorno, gli abitanti di Jocotenango, un paese indigena prossimo alla città di Santiago dei Cavalieri di Guatemala, festeggiavano la fiera in onore alla Madonna dell'Assunzione, signora di questo luogo.

Nonostante, è stato lo spostamento della città ciò che gli aveva portato fino a questa valle e con loro, le sue tradizioni e le sue immagini religiose che sono state poi ubicate al nord del quartiere di San Sebastián.

Allora la fiera è nata come risultato della fusione di questi due festeggiamenti che ha diventato con gli anni l'attività più importante della nuova città.  La solennità e la fastosità di colori che assistevano, l'ha trasformata in un atto sociale ed economico d'importanza.  Lo scenario di questo avvenimento annuale rimane d'allora nella zona nord della città, dove si trova l'Hipódromo del Norte (l'ippodromo del nord).

Questo festeggiamento era talmente importante per la società guatemalteca che, negli inizi del XIX secolo, il cronista Domingo Juarros ha lasciato in attestato questa tradizione nella sua cronaca titolata 'La Fiera'.  In questo legame, ci ha fatto la seguente descrizione:  'Alla vigilia del giorno della Madonna dell'Assunzione, c'è in questo popolo una fiera di cavalli, mule e altri merce nella quale c'è un'incredibile concorrenza di persone'.

Durante il XIX secolo, la fiera è continuata come un'attività commerciale e tradizionale, alla quale si aggiungevano nuove attrazioni come le corse di cavalli in un'epoca liberale, ma anche i giochi meccanici nelle prime decade del XX secolo.

Andiamoci alla fiera!
Il giorno della signora di questo luogo non si lavorava, era un giorno di vacanza e gli abitanti della città si dilettavano andando alla fiera.  Da quest'attività proviene il nome 'feriado' (festivo, non lavorativo), ci assicura lo storico Haroldo Rodas. Il cronista della città, Miguel Álvarez, ci fa riferimento ad alcuni degli interessanti episodi che rappresentano come si festeggiava la fiera, il 15 agosto era un giorno di pompa, il giorno del suo artigianato e del suo colore, dell'aroma dei piatti, la frutta e dei dolci tradizionali che si trovavano intorno al tempio e ai settori della fiera.

La mattina, i bambini insieme ai loro genitori visitavano la fiera e inoltre ai giochi e le caramelle, sfruttavano del carosello di cavallini e altre distrazioni infantili.  Si giocava a lotto ed il premio consisteva in pezzi di maiolica inglese o tedesche.  Il pomeriggio invece, le signore indossavano vestiti di seta e manta, insomma, perfino i cavalieri si vestivano di gala.        

Se si andava al circo, si sfruttava dei giochi meccanici e la sera il paese assisteva al Zompopero e le Zarabande.  I gruppi più agiati, invece, si riunivano in un settore ancora più elegante sempre in mezzo alla fiera:  il Ballerina, per far vedere che tutti indossavano la moda di quell'epoca e si mettevano anche a ballare col compasso delle orchestre e la marimba, finisce Álvarez.


Il nuovo profilo urbano
Con il trasferimento della città capitale nel XVIII secolo, oltre alla sede del governo, si è ugualmente spostato il gusto per le case spaziose, confortevole e che avessero dei solari.  Gli abitanti che avevano più disponibilità di risorse economiche hanno fatto costruire le loro abitazioni con reminiscenze coloniali, utilizzando mano d'opera indigena e del gruppo meticcio, secondo la storica Rosa María Álvarez Aragón.

Curiosamente, le residenze d'allora erano disegnate uniformemente.  Erano ugualmente omogenee con le mure bianche all'esterno e con una specie di parafango che proteggeva dalla pioggia.  Grandi porte di legno e balconi di ferro erano ugualmente istallati.  Le case avevano perfino delle autorimesse ampie, poiché che le carrozze erano il mezzo di trasporto di quelle persone più facoltosi.

Integravano questo complesso una collezione particolare di piazze, parchi e atri, passaggi, strade lastricate e vicoli, palazzi, chiese e case più maestose.  Questi siti sono stato lo scenario di una ricca tradizione nella quale si distaccano le leggende e le storie di personaggi rivelati nelle frasi popolari, secondo l'antropologo Celso Lara.

I vicini erano assediati nei luoghi conosciuti come i quartieri della Parrocchia, Jocotenango e, particolarmente, si trovavano al centro della città, dove attualmente si situano le case che, anche se è passato tantissimo tempo, ancora oggi conservano il suo proprio stile, oltre a trovarsi in perfette condizioni.  Il miglior racconto di tutto questo si può apprezzare, sia per i turisti che per i cittadini, al Museo Casa Mima (8°. Avenida 14-12, Zona 1).



Dettagli e storia dei luoghi del Centro Storico
Palazzo Nazionale (6a. calle, tra 6a. e 7a. viali della Zona 1).

Il palazzo è un'ottima scelta per cominciare il vostro percorso, non solo per la sua bellezza architettonica, ma anche per il valore storico e culturale che rappresenta per i guatemaltechi.  È stato il centro politico dei diversi governi che hanno passato per i suoi corridoi ovvero che hanno occupato i suoi studi ministeriali o presidenziali durante la seconda meta del XX secolo.

Nell'attualità, questo luogo serve da scenario per ricevere personalità che appartengono al mondo culturale e politico delle diverse nazioni, oppure quando le autorità del paese realizzano atti protocollari o alcun tipo d'omaggio.  Dall'altra parte, le sue località sono utilizzate per ospitare un museo nel quale si raccolgono opere maestose dei distinti stili e periodi artistici del paese.

La storia ci racconta che la costruzione del Palazzo Nazionale è stata realizzata per il Presidente Jorge Ubico, 1939 - 1943.  Allora, il suo stile è una mescola dell'architettura coloniale guatemalteca con un'influenza neoclassica e francese.  Al suo interno, ci sono murali degli artisti guatemaltechi come Alfredo Gálvez Suárez, o le vetrate di Julio Urruale Vásquez e di Roberto González Goyri.  Nella stessa maniera ci sono anche decorazioni di Rodolfo Galeotti Torres e Carlos Rigalt.

Piazza della Costituzione
Situata tra la 6ª. e la 7°. Avenidas (viali) e fra la 6°. e 8° calles (strade) della Zona 1.  Serve d'epicentro ad un complesso architettonico che conforma il centro della città:  la Cattedrale, l'Arcivescovado, Palazzo Nazionale, Portale di Commercio, Biblioteca Nazionale, l'Archivio Generale dell'America Centrale ed i il Parco Centenario.  Questa piazza ha ostentato parecchi nomi come Piazza delle Arme, Piazza Maggiore; Parco Centrale ed ultimamente Piazza della Costituzione.

La Cattedrale
Nella 7 Avenida, tra la 6 e 8 calles (strade), Zona 1.La Cattedrale Metropolitana è una delle più belle opere dell'epoca coloniale, il cui stile è neoclassico.  La costruzione è cominciata nel luglio 1782 e si è conclusa nel 1812.  Posteriormente, nel 1815 si sono edificate le sue torri e nel 1881, il sagrato.

È stato sottoposta ad una serie di ricostruzioni, poiché i terremoti del XX secolo le hanno occasionato seri danni alla sua struttura.

Chiesa di Capuchinas
10a. Avenida 10-51, Zona 1.La facciata è un ottimo esempio della transizione del barocco al neoclassico.  Il suo interno possiede grandi pale scolpiti in legno e coperti con lamine d'oro.  Ad esempio, l'olio del Via crucis è una delle opere di Tomás de Merlo che si possono ugualmente trovare in questo sito.  Secondo la sua storia, nel 1963 è stata consacrata come parrocchia per l'arcivescovo Mariano Rosell Arellano.

Chiesa di San Francesco
6a. Avenida e 13 Calle (strada), Zona 1.La costruzione di questa chiesa è cominciata il 3 maggio 1800 ed è conclusa nel 1851.  Il colore grigio che possiede l'ha acquisito con le piogge e i raggi di sole.  Come è stata caratterizzata con questo colore, ora la dipingono con questi stessi colori.  Inoltre, possiede altri 18 altari con immagini che hanno diversi dettagli, le quali sono notevoli per il suo arte e tradizione.

Chiesa di Santo Domenico
12 Avenida 10-09, Zona 1.I lavori per la costruzione furono realizzati tra il 1792 e il 1808.  Uno dei festeggiamenti di più fermezza nella parrocchia cattolica è la venerazione alla Madonna del Rosario, immagine coronata come regina di Guatemala il 28 gennaio 1933.

L'attrattivo di questa chiesa oltre alla sua struttura continuano ad essere i suoi quadri dipinti, i quali proteggono il suo interno, come l'Apoteosi di Santo Tommaso d'Aquino, il murale Martirio dei Domenici a San Domir, Polonia; e l'apparizione della Madonna a Santo Domenico di Guzmán.

Sia la chiesa come l'antico convento, hanno uno stile neoclassico.  Nell'attualità, quest'ultimo è sede dell'Istituto d'Antropologia e Storia di Guatemala (IDAEH) e del Ministero di Cultura e Deporti.

Chiesa del Cerrito del Carmen
12 Avenida e 2 Calle, Zona 1.È un'eremita che dal 1620 conserva nella sua cima il Cerro del Carmen (la Collina del Carmen) che al suo interno alloggia l'immagine della Madonna del Carmen, sbalzata in argento, presente delle Carmelitas Scalze al Regno di Guatemala che data dagli inizi del XVII secolo.  Sfortunatamente, questo pezzo è stato saccheggiato dalla chiesa nel 2000.

Convento e Chiesa di Betlemme
Manzana (Isolato) della 10 alla 11 Avenida (viali) tra 12 e 13 Calles (strade) della Zona 1.Dentro le prime costruzioni realizzate nella Nuova Guatemala dell'Assunzione, si trova il convento di Betlemme e il suo piccolo tempio che è stato disegnato per alloggiare l'Ordine Belemnita, fondata per il Frate Pietro di San Giosuè di Betancur.  Sia la chiesa come il convento, sono stati costruiti tra il 1778 e il 1797. Nel territorio di ciò che è stato il convento opera l'Istituto Normale di Signorine Betlemme.  Così, il suo esterno marca totalmente il suo stile Neoclassico.

Casa Medrano o Casa delle 100 porte
12 Avenida e 10 calle (strada), di fronte al Tempio Santo Domenico.Questo palazzo data dal 1890 ed è uno dei poche di quest'epoca che possiede due piani.  Nel primo ha tre porte con disegni originali che includono archi di mezzo punto, realizzati in pietra, i quali conducono ai cortili interiori.

Nel secondo piano c'è una serie di finestre uguali, ognuna con un marco di pietra e scolpita in rialzo.  Nell'attualità, la casa si è frazionata ed è destinata a locali per uffici di lavoro, provocando che le finestre si trasformino in porte.  Rivestimenti di pittura lasciati dalla pubblicità si vedono oggi in questi locali, anche se dietro loro ancora si possono osservare i pilastri di legno totalmente originali.

Edificio del Liceo Francese
5 Avenida e 10 Calle (strada), Zona 1.Quest'edificazione del 1793 si caratterizza perché possiede un portico come ingresso signorile, lavorato in pietra, con dettagli del rinascimento, semplici e sobri con una finestra all'angolo, propria delle grande case coloniale dell'antica capitale di Santiago di Guatemala.

Tutti i suoi finestroni hanno un parapetto di pietra modellata con intrecciature diverse.  La sua sezione inferiore è decorata con elementi di corone di volute, fiori e paline di ferro.  Questa casa possiede perfino un cortile doppio con una splendida piletta coloniale in uno di questi cortili.

Nella cosiddetta abitazione, si ospita il Brigadiere Gabino Gaínza, personaggio vissuto nell'epoca in cui si gesta l'Indipendenza dell'America Centrale.  Al suo interno funziona altresì il centro scuola privato dell'omonimo nome.

L'Arcivescovado
8 Calle 10-30, Zona 1.L'edificio data dal 1791.  Da quando è stato costruito, è stata la residenza e gli uffici dell'arcivescovado.  Il primo a vivere dentro questo complesso, è stato il Frate Ramón Casaus y Torres.  Il menzionato arcivescovo fu esiliato per Francisco Morazán dato alle sue idee d'opposizione contro l'indipendenza ed il liberalismo.

Di fronte si trova la chiesa di Santa Rosa, che ha operato internamente come lo ha fatto anche nella Cattedrale di Guatemala durante il periodo del 1787 al 1815.

Museo e storia
9 Calle (strada) e 10 Avenida, Zona 1. Il palazzo è stato costruito tra il 1894 ed il 1896, durante il governo del Generale José María Reyna Barrios.

Il suo stile è nominato come il neoclassico - francese.  In questo luogo ha persino funzionato il Registro delle Proprietà Immobili fino al 1976, che è stato poi concesso per l'Istituto d'Antropologia e Storia per funzionare nel Museo di storia.

Al suo interno si esibisce una collezione di fotografie dei momenti accaduti nella storia del Guatemala.  Inoltre, in questo museo si trovano dei documenti e dei mobili che corrispondono alla storia politica della nazione, dell'Indipendenza del 1821, fino ai periodi del 1944 al 1954.

Palazzo della Posta e del Telegrafo
12 calle 7 avenida, zona 1.L'edificio che occupa la Direzione Generale della Posta e i Telegrafi fu costruito tra il 1937 ed il 1940, durante il governo del Generale Jorge Ubico.  Il suo disegno mischia diversi stili, motivo per il cui si situa dentro dell'eclettismo, anche se il predominante rimarrà sempre il coloniale.  La sua caratteristica principale la costituisce all'altezza della 12 calle (strada), ispirata nell'Arco di Santa Catalina all'Antigua Guatemala.

Registro delle Proprietà Immobili
9 avenida 15 calle (strada) zona 1.Quest'edificio è stato costruito per la Società dei Soccorsi Mutui tra il 1933 e il 1939, poi acquistato per lo Stato in quella data.  Il secondo piano si trova profondamente decorato e secondo il suo ordine mistilinea è stato qualificato poi di neocoloniale.

Museo dell'Università di San Carlos di Guatemala
9 Avenida e 10 Calle (strada) Zona 1.Nel 1856 si inaugurava l'edificio dell'Università di San Carlo di Borromeo, nella Nuova Guatemala dell'Assunzione.  Il suo disegno fa evidenziare i canoni neoclassici ed è uno dei pochi esempi delle edificazioni coloniali che ancora permangono nella città capitale.

In questo palazzo si possono apprezzare sette archi; ad ogni fianco del cortile interiore, una fontana e gli ampi corridoi coperti per una cassaforte che conduce alle aule universitarie ed al Salone Generale Maggiore.

Il Congreso della Repubblica   
9 Avenida tra 9 e 10 Calles (strade) de la Zona 1.La sua costruzione in stile neoclassico, iniziata nel 1926 durante il governo del Generale Lázaro Chacón, è stata posteriormente inaugurata nel 1935, con il governo del Generale Jorge Ubico.  Le giornate festive dell'Organismo Legislativo erano allora realizzate al suo interno per una settimana.

Gruppi di cittadini, di studianti e sindacali hanno manifestato di fronte al suo ingresso principale quando si sono indirizzati vero Palazzo Nazionale.


Le case della Nuova Guatemala
Alcune di loro, forse le più antiche, sono chiamate case di quartierini perché hanno occupato la quarta parte degli isolati.  Altre case invece sono ancora più piccole giacché hanno dovuto dividersi un secolo più tardi dovuto all'incremento della popolazione come all'aumento nel prezzo della terra.

Lo sviluppo dello spazio interno in queste abitazioni ha avuto una grandissima influenza romana, ma soprattutto araba, dato che questo stile era quello utilizzato al sud di Spagna durante il momento della conquista in America.  L'adattamento di questo stile è stato facilitato grazie alle caratteristiche climatiche e geografiche che assomigliavano tantissimo fra le due valli.

Secondo Aura Rosa González, le residenze di un solo piano erano costruite con le mura grosse, lisce ed imbiancate.  Si differenziavano soltanto per gli architravi delle porte e le finestre e le coperti di tegole di due acque che la conducevano alle gargolle di barro vetrato che sbarcavano nei cortili interni.

Le case avevano un portone nell'ingresso, con banchi di muratura attigui alle mura laterali a maniera di panche, dove i visitanti potevano distendersi.  La superficie di questo spazio era di pietra e il corridoio conduceva al cortile centrale circondato per corridoi coperti di fango cuoto.  Ai fianchi dei corridoi si accomodavano i salotti e le abitazioni principali.        In certi casi, questo cortile aveva una fontana e alcuni giardini in stile di Sevilla, con un'eminente influenza araba che si poteva percepire tramite le piante e i vasi di fiori.  Questo gusto prevale persino ai nostri giorni in alcune edificazioni dell'epoca.

Anche all'interno le mura s'imbiancavano e i tetti si sostenevano con trave di legno e avevano cieli simulati, anche questi in legno, intanto che gli altri cieli solamente diventavano bianchi.  I corridoi avevano il particolare terrazzino spagnolo, che consisteva in un insieme di legno, terracotta e fango cuoto che poi era dipinto.  Le cucine e i bagni venivano decorati con mattoni di fango vetrato, conosciuto più facilmente come piastrella e lavorato secondo le tecniche coloniali, conclude González de Flores.

Storia della nomenclatura delle strade
Quando si è stabilita la città nel 1776, delimitata per le linee del tratto di Marcos Ibáñez e di Diez de Navarro, siano le strade come le avenidas (viali) ricevevano il termine castellano di calle (strada) e sembravano avere nomi specifici.  Furono invece i tempi, gli edifici pubblici e altri palazzi costruiti in maniera impressionante quelle edificazioni che hanno deciso di nominare queste strade.  Alcuni esempi di questo sono la Calle di San Sebastián, di Santo Domingo o di Santa Catalina, ci spiega Miguel Àlvarez, cronista della città.

Questa storia è continuata in questo stesso modo fino all'1855, quando il Comune, rendendosi conto della crescita urbana, ha lasciato a carico da Manuel Estrada Cerezo, l'elaborazione di un progetto per la delimitazione e la numerazione delle strade della città con un suo apposito regolamento.        Anche il reggitore aveva preso dal consenso popolare l'idea di dare nomi alle strade, consegnando questa idea al suo progetto presentato poi il 9 settembre 1855; nonostante, fu soltanto nella decade degli anni ottanta in cui è stato portato alla pratica.

Le divisioni di quest'epoca ed il frazionamento della città è stato nella seguente maniera: Al sud, la Calle (strada) del Commercio (Commercio), oggi la 7 Avenida.        

Al nord, la Calle (strada) della Concepción (Concezione), nell'attualità lungo la 7 Avenida.        
All'est, la Calle (strada) de los Mercaderes (dei Mercanti), attualmente la 18 Calle.
Ed all'ovest, la Calle (strada) di Guadalupe, dove si situa il Santuario dell'omonimo nome.

Un altro aspetto importante fu il piano con il cui si è fatta la demarcazione per i lampioni per l'illuminazione stradale, la quale è stata realizzata tra il 1842 ed il 1870.

È stato nel 1880 quando si è adottato per parte del governo e del Comune un sistema americano per le strade e le vie, vale a dire, in ordine numerico.  Questo è stato fatto in quello che allora era concepito come la capitale, conclude Àlvarez Arévalo.

Nuove insegne per i vecchi nomi
Nel 1990 con l'obbiettivo di mantenere viva la memoria collettiva urbana si è preparato un progetto connesso tra il Museo di Storia, la Municipalidad di Guatemala (il Comune), la Banca Industriale ed il Club Rotario allo scopo di collocare nelle strade i nomi dei personaggi famosi di un tempo.  Questo è consistito in mettere affianco al numero delle strade in città, targhe di ceramica con i cosiddetti nomi, affinché gli stessi cittadini e i visitanti potessero dare uno sguardo al passato, ci racconta il cronista Álvarez.




Il tocco mistico della nostra cultura
Le leggende abitano nella tradizione parlata, con tutta la freschezza che hanno avuto in tempi passati, raccolte e poi registrate per alcuni storici.  Con una struttura propria, dentro di loro si compilano le forme del pensiero collettivo del popolo, cioè, della città di Guatemala.

Lo scenario delle apparizioni di spiriti sono stati gli stessi quartieri con le sue strade lastricate, i serbatoi e alcuni vicoli.  I vicini della Nuova Guatemala, afferma lo storico e antropologo Celso Lara, raccontano che si sono bagnati nei passaggi coloniali, hanno gridato alla vera dei precipizi e hanno fatto tantissimo rumore con i suoi zoccoli di capre sotto il lastricato delle strade antiche.

Oggi, il Cadejo scivola nell'asfalto delle strade, la Siguanava non trova più un serbatoio dove farsi il bagno con il suo vaso d'oro.  Persino il lamento della Llorona si perde tra il rumore dei motori degli auto, la musica delle radio e la violenza esportata dalla TV.  Tuttavia, in alcuni quartieri ci sono ancora coloro che rassicurano avergli visto, conclude Celso Lara, storico e antropologo.

Dal momento dello stabilimento della Nuova Guatemala dell'Assunzione, i vicini rassicuravano aver visto una serie di spiriti.  'Raccontavano che la Siguanaba si faceva vedere come lo facevano ugualmente il Cadejo e la Llorona.  Altri, invece, presumevano che nelle carrozze utilizzate nel trasloco da Santiago, si avevano collocato la Tatuana ed il Tzizimite e tanti altri spiriti che ci toglievano il sonno', ci rassicura l'antropologo Miguel Avendaño.

Questi personaggi, classici dei paesi ispano-americani, acquistano caratteristiche locali ogni volta che gli abitanti ci parlano.  In questo senso, la tradizione parlata ha un ruolo unificatore quando queste storie sono raccontate da generazione in generazione, concludono tutt'e due gli scienziati.

Per quelle vecchie strade        
Queste leggende sono state compilate nella città capitale e sono alcune delle più raccontate.

Leggende classiche della Nuova Guatemala dell'Assunzione:



La Siguanaba nella piletta di San Francesco
Sembra una donna vestita di bianco, di lunghi capelli neri che si fa viva per i fiumi e i viottoli solitari.  Cerca di essere eseguita dagli uomini che fanno le ore piccole in cerca d'avventure notturne, ma senza lasciarsi vedere il viso, a cui poi li fa perdere nei precipizi dopo averli fatto vedere il suo viso che assomiglia a quello di un cavallo.

La leggenda
C'è una storia è accaduta nel quartiere Ojo de Agua (Occhio d'acqua).  Per il vicolo della Pila Seca (Piletta asciutta) passeggiava un signore che ad un certo punto ha visto nel serbatoio di San Francesco una donna che si faceva il bagno:  la donna aveva i capelli neri e un bellissimo vestito bianco.  Allora, questo signore le disse:  'Eh, bella, non vorrebbe che io le facessi il bagno?'  Allora, la donna ha smesso di fare questo bagno e senza fargli vedere il suo viso ha cominciato a chiamarlo verso di lei.  Lusingato questo conquistatore le ha seguito e avendo camminato isolati dopo isolati, lui senza raggiungerla e senza rendersi conto che erano già arrivati in cimitero, già all'interno di questo posto, questa donna gli si è avvicinata e portandolo dietro le sue impronte, li si è girata addosso.  In quel momento l'uomo osserva il viso che assomiglia a quello di un cavallo e lei si lancia su di lui per cercare di portarlo con se per sotterrarlo nei burroni.

Dopo il dibattito di qualche minuto, lui si è ricordato di avere una medaglia che gli pendeva dal collo, allora, se l'ha messo fra i denti ed ha cominciato a pregare.  La donna al verla cominciò a gridare e si è lanciata nel precipizio.  In questo momento, lui ha capito che quella donna era la Siguanaba. Tutto spaventato, ha fatto una corsa verso casa sua e il giorno dopo si è reso conto che il suo viso e le braccia erano tutti graffiati.  Sua famiglia aveva cercato di curarlo, ma le ferite non sono mai sparite.

Il Sombrerón (Il capellone)
Anche questo personaggio è conosciuto con diversi nome:  il Tzipitio, il folletto, e a volte il Tzizimite.  Le caratteristiche generali, però, sono le stesse:  un personaggio di piccola altezza, vestito di nero, con una cintura grossa e brillante.  Indossa un grande capello nero insieme agli stivali che fanno rumore al camminare.

Gli piace salire sui cavalli e fare a questi piccole trecce nelle loro coda e nei crini.  Quando i cavalli non ci sono, allora fa le trecce ai cani.  Non solo, è ugualmente felice innamorando alle ragazzine che hanno i capelli lunghi e gli occhi grandi.  Se c'è una che gli piace, allora la persegue, le fa queste trecce nei loro capelli e le canta con la sua chitarra d'argento.  Però fa cadere ugualmente terra sul piatto della ragazza scelta impedendole di mangiare e non lasciandola mai dormire.

Il sombrerón compare all'ora del tramonto, trascinando un gregge di mule del carbonaio, con le quali percorre le città e i quartieri.  Quando una donna gli corrisponde, allora lega le sue mule al pilastro della casa dove lei abita, prende la chitarra e comincia a cantare e ballare.  Alcuni vicini commentano che per i quartieri della Recolección e della Vecchia Parrocchia, gli si vede passare le notte di luna piena.

La leggenda
Per il quartiere la Recolección abitava Susanna, una ragazza, figlia della signora del negozio delle vicinanze.  Era una bella ragazza, dei capelli lunghi e occhi grandi colore avana.

Una sera di luna piena, Susanna era seduta ammirando il cielo.  Ad improvviso, le si avvicinò un personaggio di bassa statura, con un capello grande e una chitarra.  Al vedere la ragazza, questo personaggio è rimasto perplesso per la sua bellezza.

Allora, a cominciato a cantarle una canzone, però è stato subito scoperto dai genitori della ragazza, i cui la hanno obbligato a rientrare in casa.  Da quel giorno, non è più riuscita a dormire, giacché il personaggio appariva in casa oppure le cantava dalla strada.  Non solo, non la ha lasciato nemmeno mangiare:  ogni volta che servivano il suo piatto, questo compariva con terra sul cibo.

Preoccupati i genitori, le hanno tagliato i capelli e l'hanno portata in chiesa perché il sacerdote le lasciasse cadere gocce d'acqua benedetta e le recitasse delle preghiere.  Solo in questo modo, alcuni giorni dopo, lo spiritello ha smesso di disturbarla.



Il Cadejo
È uno spirito che si fa cura del traballare degli ubriachi e le donne.  Prendendo vita attraverso un animale prende la forma di un cane lanoso, con caschi di capre e occhi in fuoco.  Esistono due varianti:  colui che si fa cura delle donne, il cadejo bianco, e un altro nero che si prende cura degli uomini in pericolo.

Ha una particolare attenzione con gli ubriachi che finiscono per strada, ma questi devono evitare che la bocca li venga leccata, altrimenti saranno perseguiti per tutta la vita.

La leggenda
Nel 1900, Juan Carlos era un guardia che abitava una baracca vicina agli Arcos (archi), che si trovava nei campi vicini alla finca La Aurora.        
Lavorava vicino alla Parrocchia Vecchia e arrivava a casa fino a mezzanotte.  Sua moglie e i suoi ancora piccoli figli trascorrevano tutto il tempo da soli, in mezzo alla solitudine di quei campi.

Tutti i giorni, quando Juan ritornava a casa si trovava con un cane bianco al suo arrivo.  Questo cane, al vederlo, si sbatteva, girava e ad improvviso spariva.  Allora Juan lo seguiva ma non riusciva mai a raggiungerlo.



La Llorona (La piagnona)
Questo personaggio femminile di solito appare le sere e si mette a piangere.  Si dice poi che quando il suo pianto si sente vicino è proprio quando si trova più lontano.  Ma quando le sue grida si sentono lontane, allora è più vicina.  Appare vicino ai fiumi, le pilette, i tanche e le fontane, cercando il corpo di suo figlio che è morto asfissiato nell'acqua.

La Leggenda
La llorona nel quartiere San José.  C'erano due giovani che tornavano una sera dal Teatro Colón quando la Llorano è apparsa di fronte a loro e li è spaventato.  Era l'una di sera e al passare per la strada di San José si sentiva un grido terrificante e pauroso dietro di loro:  '¡Ay, mis hijos!' (¡Ah, i miei figli!')  I giovani si sono paralizzati e hanno sentito i piedi pesantissimi; avevano voglia di correre e non riuscivano a farlo.  Allora hanno sentito davanti a loro le grida che li hanno seguiti persino ad arrivare alla porta di casa.



Tatuana
La Tatuana è stata una donna che è esistita davvero nella città di Santiago che dopo, con la tradizione parlata, si è spostata alla Nuova Guatemala dell'Assunzione.

Si fa riferimento a lei dal periodo coloniale fino alla decade degli anni trenta del XIX secolo.  Diversi studiosi, facevano riferimento a lei già in tempi remoti e nelle diverse epoche della storia del Guatemala, e lo facevano con una particolare certezza; fra questi scienziati si trovano Ramón A. Salazar e Adrián Recinos.  In tanto che José Milla ha incorporato il personaggio in uno dei suoi romanzi storici.

La Tatuana nella Nuova Guatemala dell'Assunzione
Nei primi anni del XIX secolo, c'era nella città di Guatemala una vedova che abitava nelle vicinanze al quartiere del Calvario, in mezzo all'area più povera.

I suoi vicini raramente le parlavano, poiché pensavano che fosse una strega.

Un bel giorno le chiese alla padrona di questo negozio di darle un pane al credito, ma lei come al solito si è rifiutata a farlo.  Allora, la donna le disse:  'Io so che il suo marito se n'è andato da lei ed io potrei aiutarla a che lui ritorni.  Ne abbia questo pezzo di cuoio, alle otto di sera, lo chiami per il suo nome, batta con ciò tre volte il cuscino e lo metta sotto il cuscino stesso'.

Ringraziata la padrona, le diede una canasta piena di verdure.  La sera ha fatto ciò che la signora le aveva consigliato e ad improvviso è apparso suo marito.  Mentre lei conservava quest'oggetto, suo marito rimaneva accanto e fedele a lei.

Quattro giorni dopo, quella signora si è avvicinata di nuovo al negozio e le chiede il piccolo pezzo di cuoio.  Allora, la padrona ha protestato:  'Senta, signora, mio marito se ne andrà ancora una volta'.

La vedova le rispose che lo doveva utilizzare per fare un altro lavoro, e così la padrona del negozio glielo diede e quello stesso giorno di nuovo è partito suo marito.

Arrabbiata la padrona, l'accuso di strega, è andata dalle autorità e dal prete della chiesa.  Allora, fra tutti hanno deciso di portarla in carcere, ma lei, ridendo di loro mentre la trattenevano in prigione, ha organizzato la maniera da fuggire.

Con un pezzo di carbone, ha dipinto una piccola barca sul muro della cella, si è messo su questa stessa barca ed ha pronunciato alcune parole magiche che le hanno permesso di fuggire.  Al suo posto è rimasto invece un intenso odore a zolfo.  Da questo momento in poi, nessuno ha saputo mai niente di quella strana donna a chi, però, tutti ricordano come la Tatuana.

Dall'altra parte, alcuni storici dicono che questo personaggio abbia i suoi antecedenti negli ultimi anni della città di Santiago dei Cavalieri.



Alcuni racconti locali
I nazareni del quartiere della Recolección

Alcuni giorni prima del terremoto del 1917, è successo qualcosa nel quartiere della Recolección:  tutti i venerdì sera, verso mezzanotte, si ascoltavano rumori e passi nella strada, come se fuori ci fosse una processione.

I vicini spaventati commentavano che non era consigliabile uscire, visto che i personaggi erano anime in pena che cercavano prendere qualcuno tra i mortali per portarlo con loro.        

Ma Luis, un giovane coraggioso, non ha voluto rimanere nel dubbio ed è rimasto ad aspettare il corteo una notte in cui i suoi nonni parlavano su quest'argomento.

Era circa mezzanotte quando si avvicinò alla finestra e ha guardato una centinaia di persone che indossavano indumenti scuri, cucurucho e cappuccio, e vele accese in mano.  Tutti pregavano, ma non si capiva bene quello che dicevano.  Ad un certo punto, uno di loro li si avvicinò a Luis e li consegnò una candela.    Il ragazzo l'accettai talmente spaventato che non è riuscito neanche a muoversi, rimanendo paralizzato con la vela fino a quando il corteggio si è perso nella notte.

La mattina dopo, ha trovato nelle sue mani un femore al posto della candela.  Terrorizzato, ha chiamato ad un amico e li ha chiesto cosa poteva fare; allora, l'amico li ha consigliato di uscire un'altra volta quella stessa sera e di ritornare l'ossa a quel personaggio che gliel'ha aveva dato.        

Luis si è deciso a farlo in questo modo, ma sempre con una cattiva sorte addosso, si è avvicinato al corteggio cercando quel misterioso personaggio che invece di ricevere la candela, ha presso Luis per il braccio e lo ha portato con loro.  D'allora, nessuno ha saputo nient'altro di lui.

Altre versioni di questa storia nei quartieri raccontano che alcune persone si salvano dei penitenti quando la notte successiva sono andati al corteo accompagnati da un piccolo bambino.



Un funerale di denaro
Appena insediata la città nella Valle dell'Ermita, è successa questa storia.

Una delle prime case in stile coloniale, situata al Cerrito del Carmen, è rimasta abbandonata dal suo padrone, chi è sparito misteriosamente.  Con il passare degli anni, si mormorava che in questa casa ci fossero gli spiriti.  Ma una famiglia senza fare attenzione a questi commenti, è andata a vivere proprio in questa casa.

Una sera, marito e moglie hanno avuto una discussione portando lei ad uscita dalla stanza, trovandosi poi a piangere nel cortile, e lì ha visto apparire dietro un albero un'ombra che le parlava.  Anche se si era spaventata, la signora ha avuto il coraggio di chiederle chi era e fu allora che l'ombra le ha indicato che una fiammata doveva apparire sopra il sito dove si trovava un tesoro che era stato sotterrato in quella casa.

Poi, le ha detto che poteva prendersi i soldi, però che doveva offrire in chiesa una messa ogni mese chiedendo l'eterno riposo dell'anima di quest'ombra.  Anche se questa donna aveva paura, ha deciso di fare questo patto e il giorno dopo, la famiglia intera ha cercato la cosiddetta fiammata nel posto indicato.  Hanno trovato una giara con le ceneri e poi un'altra con dei doblones (antiche monete d'oro, equivalenti nel XVIII secolo a 20 pesetas ognuna) e finalmente un'altra con uno scheletro.  Con i soldi sono diventati ricchi, ma sempre hanno dovuto offrire le messe sollecitate dal deceduto.



Il carrello del mulato
Era il 1950, secondo i vicini del quartiere della Recolección, quando si vedevano tutti i venerdì sera, di solito c'era un carrettone lasciato per strada per corpulenti uomini di razza nera.  Assieme a questi personaggi, si apprezzavano ugualmente scintille provocate dai collassi dei caschi contro il lastricato della strada.  Un conduttore senza espressione e vestito di nero guidava questo carrettone.

Accompagnato di rumori di oltretomba, il carrello si fermava nella porta del Zapote e ad improvviso spariva.  Alcuni vicini mormoravano che il personaggio fosse un mulato che ripartiva birra nel suo veicolo e che un giorno era sparito senza lasciare traccia.

Perciò, per molti anni nessuno nel quartiere aveva avuto il coraggio di uscire i venerdì, giacché se qualcuno incontrava lo Zapote poteva diventare pazzo ovvero apparire morto la mattina dopo.




Testi:  Lizbeth Barrientos.
Fonti:  Miguel Álvarez, Cronistade la Ciudad.  Celso Lara, antropologo, Centro di Studi Folcloristi. Roberto Aycinena, Architetto Maggiore della Città.  Haroldo Rodas,storico.        Rosa María Álvarez Aragón, storica.  Oralia de León,ricercatrice della Direzione Generale dell'Università di San Carlos. Revista Galería.  Numero 4, anno 2.  Fondazione G&T.  Guatemala1999.  'Memoria del III Encuentro Nacional de Historiadores' (Memoriadel III Incontro Nazionale di Storici).  Guatemala 1997.