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Nell’incantesimo del quetzal

L'attrazione forse non sarebbe la stessa se si trattasse di un'altra specie, ma si tratta del quetzal, un uccello che conosciamo dall'infanzia per essere stampato nello scudo che timbra la moneta e corona la bandiera nazionale, però in pochi hanno avuto il privilegio di osservare il suo movimento ed il suo habitat naturale. Vederlo per brevi istanti è sufficiente motivo per intraprendere un'avventura nell'inospitale bosco della sierra Caquipec, nella regione dell'Alta Verapaz.

'¡Ahí está!, Ahí está!', dice a voce bassa ma emozionata Francisco Caal, osservatore di uccelli che si è unito alla spedizione di Cobán, da quando siamo partiti verso San Juan Chamelco, intorno alle tre del pomeriggio. Sono le 17:30 ed il freddo si fa sentire raffreddando il sudore che ha inzuppato i nostri abiti nell'ora e mezzo in cui siamo saliti verso l'alto della montagna.

Conoscendo il canto ed i costumi delle differenti specie di uccelli che abitano il bosco nebbioso, Francisco avverte la presenza del quetzal dai suoni pausati onomatopeici che sembrano avvicinarsi. Tranquilli, macchina fotografica alla mano e occhi puntati per distinguere qualsiasi movimento tra l'immensa mattinata verde, aspettiamo alcuni minuti.

Benvenuto o invito a giocare a nascondino, il primo incontro ravvicinato con l'uccello nazionale ci sfida ad alzarci la mattina e scoprirlo nei suoi voli mattutini, in piena epoca di corteggiamento che precede l'accoppiamento. Però la notte appena inizia e nella casa della famiglia Cho ci aspetta una veglia insolita.

La candela è terminata, a domani!

Insieme a tre dei suoi figli e a sua moglie, Francisco Cho Beb ci da il benvenuto e ci invita ad accomodarci in una modesta capanna con due letti in legno, due piccoli tavolini ed alcune panche. L'assenza d'acqua e della luce è sensibile. L'acqua di una bacinella deve essere dosata affinché cinque persone possano lavare le loro mani mentre la durata di poche candele segna il limite dell'attività notturna.

Ci troviamo nel caserío (paesello) Nuevo Chicacnab, ubicato sulle montagne di Caquipec, ad un'altitudine di 2.500 metri sul livello del mare. Un fuoco che quasi mai si spegne, i bambini che giocherellano con i cani che mi circondano, in attesa di un boccone, sono parte dell'ambiente che impera nelle abitazioni delle 34 famiglie q'eqchi'es, le quali si alternano per ospitare i turisti.

Dopo aver cenato con uova, erbe e tortillas, peperone e caffè, dividiamo un momento di chiacchiere e gioco con gli abitanti della casa ed alcuni loro vicini, però alle candele rimane poco tempo di vita. È ora di andare a dormire e sperare che i sacchi a pelo ci permettano di resistere al fredddo della mattina che arriva accompagnata da un forte vento.


Buon occhio e pazienza

Il canto dei galli annuncia l'avvicinarsi dell'aurora. Non c'è tempo nè luce per cambiarci dagli indumenti che abbiamo utilizzato per dormire. Scarpe, una giacca ed un panno umido per pulirsi la faccia sono sufficienti. Dobbiamo uscire presto, cercare un luogo che offra alcuni vantaggi di visibilità, armarci di pazienza e rimanere in silenzio.

Abbiamo aspettato per quasi un'ora e non abbiamo visto di più che un picchio. Improvvisamente il peculiare canto pausato ci annuncia che un esemplare è vicino, però non è solo. Un suono simile a quello del pavone indica che, con fortuna, vedremo anche un quetzal femmina.

Francisco segnala in direzione di un punto chiaro dove si innalzano un paio di tronchi caduti e mezzi disfatti. Dopo un breve e rapido volo, un uccello dalle piume verdi, con petto rosso carminio ed una coda formata da due piume di mezzo metro di lunghezza si posa sulla punta di uno dei due tronchi e ci mostra il suo profilo.

Bello ed elegante, come se si rendesse conto dell'ammirazione che risveglia in chi fa qualsiasi cosa per vederlo, ci osserva immobile e si lascia fotografare. Secondi, immemorabili secondi si incidono nei nostri occhi e nella memoria della macchina fotografica.

Stanchezza, sudore e freddo. Qualsiasi disturbo è valso la pena ed è stato compensato dalle immagini catturate. Un maschio solitario e poi un gruppo di quattro o cinque esemplari, compresa una femmina, hanno premiato i nostri sforzi.

Un addio in famiglia

La fame ed il sole delle nove della mattina ci ricordano l'ora, dobbiamo ritornare alla capanna, prendere alcuni alimenti e intraprendere la camminata di ritorno a San Lucas, paese situato alle pendici della montagna, dove ci aspetta una macchina. Poco a poco ci allontaniamo dalla comunità e ci addentriamo di nuovo nel bosco adornato da orchidee, bromelie ed altre specie floreali.

Però non solo la famiglia Cho ci ha salutato con emozione. Come se fosse stata commissionata per tale effetto, una coppia di quetzal ci raggiunge alla metà del cammino e si posa per alcuni secondi tra i rami di un enorme albero, dandoci nuovamente l'opportunità di usare le macchine fotografiche.

Infine abbandoniamo il posto con una certa tristezza, con il desiderio di tornare per osservare le coppie di quetzal annidare ed alimentare i loro piccoli.

Romanzo sulle alture

I mesi di marzo ed aprile sono ideali per osservare il corteggiamento e l'accoppiamento del quetzal. In questo periodo è possibile vedere, nelle prime ore della mattina, piccoli gruppi di maschi che competono per l'accettazione della femmina.

La conquista risulta più facile per i maschi con la coda più lunga, che realizzano spettacolari voli a spirale. Una volta formata, la coppia cerca un buco profondo ad un'altezza non minore di 5 metri, per fare il nido. Di solito si occupano buchi scavati da picchi.

Le uova del quetzal sono di colore azzurro chiaro e per incubarli la coppia realizza turni in un periodo approssimato di circa 18 giorni. Al nascere degli uccellini i genitori continuano ad alternarsi per alimentarli. Insetti, semi e frutti come l'aguacatillo formano parte della loro dieta.

Dopo tre settimane gli uccellini hanno le piume. Una settimana più tardi escono dal nido per iniziare a volare ed è allora quando, insieme ai genitori, emigrano per cercare un rifugio nella parte più folta del bosco.

Questo è possibile osservarlo il mese di maggio

Anche se è permenentemente minacciata da specie predatrici, si crede che attualmente la popolazione dei quetzal sia incrementata grazie ai programmi per creare coscienza ambientale e fermare l'avanzamento della frontiera agricola.

Turismo rurale

La forma più diretta e sicura di visitare Chicanab per osservare il quetzal è mediante i tour che offre Ecoquetzal, organizzazione a carico del progetto del turismo a basso impatto o ecoturismo nelle comunità di San Lucas, Chicacnab e Rokiá Pomtilá. Questi viaggi permettono di conoscere la vita silvestre dei boschi nebbiosi e tropicali e convivere con le famiglie q'eqchi'es.

La Sierra di Chicacnab ha la maggior densità di quetzal del Guatemala. Studenti tedeschi realizzarono nel 1988 un inventario sui boschi nebbiosi e la distribuzione del quetzal nelle sierre di Caquipec, Guaxac e Yalijux e registrarono una media di 145 uccalli per chilometro quadrato.

Il progetto Ecoquetzal lavora sotto la copertura dell'Associazione Biosfera e Sviluppo Agricolo Sostenibile, BIDAS e segue inoltre programmi di agricoltura ed artigianato con l'obbiettivo di proteggere i boschi tropicali e nebbiosi dell'Alta verapaz e migliorare la qualità di vita degli abitanti. I fondi che vengono raccolti con il concetto del turismo si investono per migliorare le comunità.

A chi visita il posto si raccomanda di portare sacchi a pelo, acqua da bere, alimenti contenuti in latte e panni umidi.

Per avere informazione, consultare www.ecoquetzal.org

Questo viaggio è stato realizzato grazie alla collaborazione di Inguat.

Testo: Lili Beteta.
Foto: Jorge Morales.